Sotto la volta di Porta Vescovo, via di accesso a Est della città di Verona costruita nel 1520 e integrata con i passaggi ottocenteschi, una bambina e un bambino percorrono il corridoio di pietra. È una giornata tardo invernale tersa, la luce del sole che nasce penetra nel passaggio proiettando le ombre dei due corpi sulla pietra.
Il bambino avanza serio, con le mani in tasca e il passo misurato di chi ha già un’andatura adulta; la bambina, al suo fianco, rompe la solennità del luogo con un movimento scherzoso e saltellante. Le loro silhouette si stagliano nitide contro lo sfondo del tunnel, dove si scorgono le prime case di Viale Venezia.
È un affaccio dove la severità della pietra, che un tempo vedeva la riscossione della gabella in nome del vescovo, ospita oggi il movimento vitale dei due giovanissimi. In questo “sipario di pietra”, l’interpretazione si ferma sull’istante del passaggio: un rito quotidiano che attraversa i secoli con la naturalezza di un salto o di un passo misurato.
The stone curtain
Under the vault of Porta Vescovo, the eastern gateway to the city of Verona built in 1520 and integrated with 19th-century passages, a girl and a boy walk through the stone corridor. It’s a clear late winter day, the rising sunlight penetrates the passage casting the shadows of the two bodies onto the stone.
The boy advances seriously, with his hands in his pockets and the measured gait of one who already has an adult stride; the girl at his side breaks the solemnity of the place with a playful, skipping movement. Their silhouettes stand out sharply against the background of the tunnel, where the first houses of Viale Venezia can be seen.
It is a glimpse where the severity of the stone, which once saw the collection of tolls in the bishop’s name, today hosts the vital movement of the two youngsters. In this “stone curtain,” the interpretation lingers on the moment of passage: a daily rite that crosses the centuries with the naturalness of a skip or a measured step.
2019-03-15, Italia, Verona, Porta Vescovo, Ricoh GR2, © Giorgio Montolli
